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A VERONA
ROMA E ROMANISTI
DA SCUDETTO

Chievo-Roma lascia facilmente prevedere un altro esodo della tifoseria romanista, "a rota" di una squadra che sta regalando soddisfazioni forse in parte inaspettate.
Fuori dal Bentegodi si respira quindi aria di grande calcio, il via-vai di persone è intenso ma senza alcun problema. Grazie alle conoscenze particolari dei miei compagni di viaggio parcheggiamo a 20 metri dai cancelli, sotto una Sud ancora tappezzata dai volantini dei butei dell'Hellas che chiamano le masse per la trasferta di Cagliari (prezzo politico 20 euro).
Mettiamo piede sul campo poco prima delle 20.00, la curva ospite è già pronta e stipata: i tifosi giallorossi riempiono il terzo e quarto anello, mentre al primo alcune squadre di celerini sono seduti, in attesa, anche loro, del match.
Non posso non notare, sin da subito, la smaccata piega destrorsa che ha preso la tifoseria romana, ben al di sopra dello scorso campionato. Non è tanto il fatto che il mio arrivo sotto la curva ospite coincide con un coro sull'aria di "Faccetta nera" (ben presto intonato da migliaia di persone), quanto piuttosto l'ostentazione sistematica e diffusa di simboli, slogan (scritti e cantati), bandiere, striscioni inequivocabilmente di estrema destra, condite dai tanti saluti romani che si alzano ripetutamente. In pratica solo i Fedayn mi sembrano defilati da questa omologazione politica, mentre se non attivi certamente consenzienti appaiono gli ASRU.
La geografia della sud è tutto sommato quella degli ultimi anni: oltre alle sigle storiche, la solita miriade di sotto-gruppetti con drappi di varia foggia e dimensione. Si distinguono per vari motivi la "B.I.S.L." (nome nefasto), gli "Antichi Valori" (attivi e coloratissimi) e "Tradizione e Distinzione" (striscione capovolto e tanta politica).
Sin dal pre-partita i romanisti sono da manuale del tifo e, a differenza di tante altre volte in cui mi è era capitato di vederli all'opera, riscontro due importanti novità. Da un lato la tifoseria è coordinata ed unita nel sostegno vocale, senza cori e coretti in competizione o addirittura in conflitto: sono soprattutto ASRU e Boys a lanciarli e gli altri seguono molto bene. Dall'altro scopro un repertorio decisamente rinnovato e di assoluta qualità: una ricerca e rielaborazione di canzoni, spesso italiane, simile per certi versi a quanto da qualche tempo stanno facendo i Doriani.
Ad inizio partita torce a volontà in tutta la curva, poi il tifo è praticamente a senso unico: i "North Side" sono dalla parte opposta del campo ma non possono che scomparire in confronto alla travolgente onda giallorossa. Solo gli ultimi 15 minuti del primo tempo segnano il passo, per poi tornare su ottimi livelli alla ripresa delle ostilità.
Secondo tempo agitato, sotto diversi punti di vista. Anzittutto uno striscione che non può (ne vuole) passare inosservato: "Ma quale Padania, il Nord è Salo!". Chi sarà il vero destinatario: Bossi o Fini?! La successiva esposizione di una bandiera con la faccia di Mussolini ha quantomeno la funzione di aiutarci a capire qualcosa di più…
Poi il fermento rientra nel semplice ambito calcistico: dopo avere stentato per tutto il primo tempo, intorno al 70° la Roma mette a segno tre goal nel giro di 5 minuti. Quale tifoseria non esploderebbe di entusiasmo e libidine?! Se a questo si aggiunge poi che Totti e Mancini esultano correndo sotto la curva, beh l'effetto si moltiplica allora all'ennesima potenza.
Gli ultimi minuti sono, nè potrebbe essere diversamente, di autentico tripudio: prima l'inno della Roma (con contorno di sciarpe ondeggianti), poi l'inno di Mameli (che, a bordocampo, viene intonato anche da un funzionario della Digos romana).
Non mancano le dediche agli avversari storici, tra le quali emerge un beffardo "Moggi magari muori oggi" che ristabilisce le distanze tra una Roma che vuole essere grande ma che non vuole essere assimilata alle altre "grandi" del calcio italiano.
Non mancano le dediche agli avversari storici, tra le quali emerge un beffardo "Moggi magari muori oggi" che ristabilisce le distanze tra una Roma che vuole essere grande ma che non vuole essere assimilata alle altre "grandi" del calcio italiano.
Selva di stendardi romanisti
 
 
 
 
 
Sport People n. 7/2003
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