DESOLAZIONE
AL MINISTERO...
Non c'è altra parola per descrivere le sensazioni dopo l'incontro
a Roma con Ministro Melandri e sottosegretari vari.
Non c'è altra parola per riportare il triste sapore di amaro
in bocca che un simile consesso ha lasciato.
Ma facciamo un piccolo passo indietro. A margine del nuovo ed ennesimo
decreto contro la violenza nel calcio, dopo una serie corposa di norme
repressive, inibitorie, limitative e chi più ne ha più
ne metta, c'è un articoletto, l'ultimo, nel quale si prevede
la possibilità di un tavolo di lavoro fra istituzioni e "associazioni
virtuose" per portare avanti e diffondere le buone pratiche e,
proprio in virtù di tale norma, lo scorso 12 Marzo si è
tenuta a Roma una riunione fra, appunto, la ministro Melandri, il
sottosegretario Lolli ed il Commissario Pancalli, alla quale hanno
partecipato alcune associazioni o enti appositamente invitati dal
ministero.
Sorte o non so cosa, ha voluto che l'invito fosse esteso anche alla
nostra Associazione editrice di Sport People. Visto che il decreto
non aveva avuto ancora conversione in legge, tale invito ci è
sembrato un'occasione, last chance, per esprimere perlomeno le nostre
perplessità sulle nuove norme. Non ci aspettavamo tanto ma
quello che è venuto fuori è ben peggiore delle più
sgradevoli previsioni.
Un tavolo di lavoro lo si intende con una sorta di livello paritario,
invece l'incontro è stata un'audizione di pochi minuti, con
tanto di gentile signorina pronta a sfilarti dalla mani il microfono
non appena scaduto il tempo, come si trattasse di una supplica al
sire di medieval memoria. Un'ora e tre quarti alla presenza del Ministro
che poi, ma guarda te, è dovuta andar via causa ulteriori impegni
e ci ha lasciati nelle mani del sottosegretario, lasciando un po'
tutti di stucco considerato che, in fondo, mica l'avevamo fissato
noi l'incontro. Forse non si aspettava che arrivassero tante associazioni
o forse aveva fatto male i conti, quello che pensiamo è che
quando si chiede e si ricerca il parere di quella che un tempo si
chiamava "la base" ci deve essere anche la volontà
di ascoltarla fino in fondo, almeno con la stessa pazienza con la
quale noi abbiamo ascoltato lei nelle sue argomentazioni a difesa
del provvedimento. Argomentazioni che poi si riducono in un laconico
"la violenza c'è e noi dovevamo far qualcosa".
A parte questa defezione, per il resto le audizioni hanno avuto come
protagonisti associazioni che lavorano con bambini e ragazzi all'interno
del mondo dello sport e poi le immancabili federazioni dei vari Club
di tifosi che si lamentavano dell'impossibilità di ottenere
biglietti e, aggiungiamo noi, dell'impossibilità della gestione
degli stessi. Voci contrarie al decreto per quanto riguarda l'aspetto
legato al divieto di ingresso per striscioni e bandiere ci sono state
e, da parte nostra abbiamo cercato, nello scorrere veloce di tre minuti,
di porre l'accento sulla diffida preventiva, sul caro prezzi e sulla
storia e l'unicità della cultura ultras.
Parole al vento: credete, parole al vento.
Mentre il ministro Meandri invocava, parole uscite dalle sue labbra,
misure drastiche, il sottosegretario Lolli, almeno a parole, ci è
sembrato un attimino più cauto nel dare giudizi su un "mondo"
che ai non addetti ai lavori sembra risultare semplice anche se poi,
alla prova dei fatti, questa semplicità si perde in azioni
che dire discutibili è un eufemismo. Comunque il sottosegretario
Lolli ha tenuto banco per diverse decine di minuti in cui si è
dichiarato affascinato dal mondo dello sport e del calcio ed in particolare
ed ha puntato il dito su razzismo e violenza ribadendo che questi
fenomeni vanno combattuti alla base e perciò anche la scuola
deve fare la propria parte.
Belle parole, anche se noi pensiamo che violenza e razzismo non siano
fenomeni esclusivi del calcio, ma che anche nella vita sociale, e
men che meno in altri sport, si assiste a manifestazioni che anche
Meandri & company non approverebbero. Noi abbiamo insistito sui
problemi che deve affrontare un ragazzo per andare a vedere la partita,
abbiamo puntato il dito contro la diffida preventiva, contro il sistema
televisivo, contro quei personaggi ambigui, e sono tanti, che navigano
nel mondo del calcio.
La controparte, dal dietro al suo bel tavolone, non ha neppure preso
nota: evidentemente non sono queste le cose che vogliono sentire.
Il dissenso non è ammesso e, forse, è anche mal tollerato;
il dissenso non trova posto nelle stanze del potere anche perché,
come è stato ben rimarcato, il decreto è passato al
Senato alla quasi totale unanimità.
Non tocca le poltrone, non mina le maggioranze relative, non lede
i personali privilegi o gli interessi di lobbies o categorie. In fondo
il decreto limiterà la libera espressione, limiterà
le possibilità creative, inibirà le libertà personali,
introdurrà uno spirito nuovo di far giustizia basato sull'indizio
e sul preconcetto invece che sulla prova e sulla presunzione di innocenza
finché non vi sia verdetto contrario.
In fondo il decreto vale solo per gli ultras e solo nella cornice
dello stadio, quell' universo a parte dove la giustizia è amministrata
in modo sui generis, andando contro il principio che ispira il resto
del mondo che sta fuori.
Insomma nessuno cambierà il decreto perché il decreto
va bene così o, come ha detto il Ministro e ripetuto il sottosegretario,
si doveva far qualcosa e quel qualcosa eccolo qua.
E se da domani non potranno entrare gli striscioni la colpa non è
del decreto ma dell'Osservatorio Nazionale sulle manifestazioni sportive
al quale il governo ha delegato la vigilanza sull'attuazione dello
stesso sia in materia di sicurezza (tornelli, telecamere..), sia in
materia di striscioni e diffide.
E poco importa se i membri dell'Osservatorio sono espressione del
mondo delle forze dell'ordine, che da sempre spingono verso provvedimenti
sempre più repressivi, e della Lega, che da sempre avversa
gli ultras rei di aver criticato fin dagli albori la gestioni managerialistica
del calcio fatta di pay tv, business e illegalità diffusa.
Poco importa se le linee guida dell'Osservatorio sono quelle enunciate
da uno dei suoi componenti sulla Gazzetta di Sabato 17 Marzo, sulle
cui pagine si legge che, per l'osservatorio, megafoni e tamburi sono
oggetti attraverso i quali diffondere violenza (un tamburo???????),
e che, sempre per l'Osservatorio, la composizione delle nostre curve
è fatta da due "caporioni", una decina di "potenziali
violenti" ed il resto (mettiamo cento, trecento, mille) "IMBELLI"
condizionabili. Ragazzi, per l'Osservatorio, a parte il capo e i suoi
adepti che, per preconcetto, sono violenti, il resto siamo una manica
di pecoroni che seguono le parole ee i gesti del primo scemo di turno.
Ma che bella considerazione dei giovani ha l'Osservatorio al quale
il Governo lascia la delega: dalle nostre parti si dice se piove di
quel che tuona
.
Insomma non siamo in mani buone e non lo saremo mai finchè
chi legifera in materia di stadio non si renderà conto che
la vita di curva, la vita da ultras è una vera Cultura e come
tale va trattata e non come una accozzaglia di emeriti scemi che pende
dalle labbra del capetto di turno. Forse questo accade in altri ambienti
dove disciplina e comando sono l'imperio per tutti e dove alla parole
del superiore si risponde solo "si signore" e si annuisce
accondiscendo.
La curva non è una caserma, ma è un laboratorio, è
una fucina di idee in movimento. È l'unione di menti e pensieri
che hanno rappresentato per quarant'anni uno dei pochi momenti di
libera espressione della vitalità giovanile italiana. L'esperienza
ultras è, nella sua complessità, un esempio concreto
di autoregolamentazione e autogestione fatto da giovani per i giovani,
è una delle esperienze autoctone italiane copiate, studiate
e esportate in tutta Europa ed è, per questo, una fabbrica
in continua evoluzione, scambio culturale, esperienza unica.
Ma questo poco importa a chi decide, poco importa al Governo, Ministro,
Sottosegretario, Parlamento, poco importerà all'Osservatorio,
poco importerà all'italiano medio lobotomizzato dalla comoda
e attraente televisione che fa dell'ultras animale violento e del
calcio prodotto dal facile consumo mediatico. Poco importerà
se si perderà forse l'unica possibilità che è
data ai ragazzi e alle ragazze di poter far parte di qualcosa di veramente
speciale proprio perché libero e allo stesso tempo denso di
significato.
Gli stadi saranno polifunzionali, con tanto di sauna, piscina e centro
commerciale, il calcio sarà solo un diversivo tra una seduta
di spinning e la scelta del detersivo da lavatrice. I biglietti saranno
nominali, con le impronte digitali e lo schema dell'iride, il chip
tecnologicamente immodificabile e le telecamere controlleranno se
il capello bianco che avevi la settimana scorsa sulla tempia destra
c'è ancora.
Tutti gli spettatori saranno seduti ed allacceranno le cinture e lo
steward, prima di inizio gara, mostrerà a tutti le uscite di
sicurezza mentre lo speaker le ricorderà a voce. Staremo comodi
e rilassati gustando caviale e sorseggiando champagne, chi se lo permetterà,
per tutto il resto del mondo ci saranno comodissimi pacchetti home
tv con tanto di snack incorporato che un lesto fattorino consegnerà
a domicilio.
Tamburi, striscioni, cori, battimani, coreografie, lasceranno il posto
ad imbellettate ragazze pon pon ed a coreografi di grido che dirigeranno
lo spettacolo. Non ci sarà più violenza, forse, ma non
ci saranno più passione, sentimento, tribolazione, rabbia,
gioia, frenesia, attaccamento, impulso, slancio emotivo. Ci rinchiuderemo
in noi stessi senza avere la gioia di stringersi al gol con chi ci
sta accanto perché non è più l'amico di tante
trasferte, il compagno di mille avventure, il tuo amico di gruppo
che come te vive e sente le stesse emozioni perché ormai fanno
parte dello stesso comune vissuto, ma è un semplice sconosciuto
che, se va bene si interessa alla tua stessa squadra. Insomma non
ci saremo più persone vive e vitali ma semplici comparse che
siederanno su comodi seggiolini da bravi e indottrinanti consumatori
del prodotto calcio. E dei tifosi non resterà che un flebile
ricordo nelle menti di chi ci ha, un giorno, creduto.
Good luck, ultras, ce n'è davvero bisogno!!!
Barbara
Salamone e Valerio Poli per "Ragazzi di Stadio"
P.S.: abbiamo
lasciato in dote al ministro Melandri, al sottosegretario Lolli e
al commissario Pancalli il nostro documento che riportiamo fedelmente:
la nostra speranza è che lo possano aver letto e riflettano
su alcune tematiche.